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Un Natale che sorprenda davvero. Che arrivi a prescindere dalle strade e vetrine illuminate, dalle scritte e decorazioni luminose, dai riti e dalle feste a cui ci siamo abituati. Un Natale capace di regalare Colui che è il vero DONO. Ecco ciò che mi aspetto. Ma perché questo avvenga occorrono cuori accoglienti e capaci di ascolto. E' quello a cui ci ha chiamati il Tempo di Avvento, tempo di riflessione e preghiera più intensi per poter accogliere e incontrare davvero quel Dio che si fa uomo e viene ad abitare in mezzo a noi.
Ecco il punto: c'è un incontro importante che non possiamo mancare; Non come l'incontro con lontani parenti che si fanno ospitare giusto per farsi una vacanza, o "amici" che si ricordano di esserlo dopo anni in cui non si sono mai fatti vivi. No! L'incontro con Lui non è formale, non è una toccata e fuga: Egli viene per salvarci, viene per rispondere a tutte le nostre attese. Un esempio? Viviamo tempi segnati dalla violenza e dalla guerra. La risposta di Dio al dramma dell'umanità in cerca della vera pace è il Natale, la venuta di Gesù. "Egli stesso sarà la nostra pace!" annuncia il profeta Michea. "Pace sulla terra agli uomini che Egli ama!" afferma l'evangelista Luca. Alla nostra incapacità di fare pace, Dio risponde con il Natale di Gesù: vittoria su ogni discordia, superamento di ogni separazione.
Un altro annuncio giunge come risposta a un'epoca, la nostra, segnata dalla crisi e dalla depressione. E' quello che sorprende i pastori di Betlemme, stanchi e addormentati, come molti di noi: "Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia...". La gioia che il Signore Gesù porta in dono è il frutto del superamento della paura. Ecco un'altra risposta di Dio. Il suo farsi nostro vicino, compagno, amico scioglie come neve al sole ogni paura, la paura del futuro, la paura di rimanere soli, la paura del male. Possiamo dire che il Natale è la risposta di Dio a tutte le nostre attese. Il Natale dunque è la festa della sorpresa di Dio.
Noi siamo soliti dire che a Natale tutti siamo più buoni, ma sappiamo bene che non è così: il Natale non celebra la bontà degli uomini, celebra invece la bontà di Dio, la grazia di Dio che è Gesù, venuto nella nostra storia per liberarci, donarci luce, donarci la misericordia, la tenerezza, l'amore del Padre, un amore fatto carne!
Saremo capaci di lasciare che il nostro cuore si commuova davanti a questa venuta? Saremo capaci di lasciarci riscaldare il cuore dalla tenerezza di Dio? Di lasciarci accarezzare da lui? Lo ha detto Papa Francesco nell'ultimo Natale: "Le carezze di Dio non fanno ferite: le tenerezze di Dio ci danno pace e forza" (Messaggio Urbi et orbi del 25 dicembre 2013).
E penso a come il Papa è molto attento a demolire una visione infantile e sdolcinata del Natale. Guardando il Bambino nel Presepio non possiamo non pensare ai bambini che sono le vittime più fragili della violenza di adulti, di guerre e di ingiustizie, ma non possiamo non pensare pure agli anziani, ai sofferenti, ai profughi... Il Natale non ci fa evadere dalla storia, anzi ci fa fissare con occhi più attenti ciò che sta succedendo in Siria, in Iraq, in Centro Africa, in Nigeria... senza dimenticarci della solitudine, della sofferenza e del bisogno di tante persone vicine a noi.
A tutti vorrei augurare che il Natale sia la festa nella quale ci lasciamo sorprendere da Dio! Lo vorrei augurare in particolare a coloro che non si aspettano niente di nuovo. Che tutti possiamo sperimentare questo venire di Dio nella nostra storia, per dirci che in Lui tutto ha un senso. In Lui c'è speranza.
don Lucio