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Carissimi,
ho letto di un giornalista e scrittore svedese, Stig Dagerman, il quale all'età di 31 anni, nel culmine del successo si suicidò. Aveva scritto su un biglietto: "Mi manca la fede e, pertanto, non potrò mai essere un uomo felice; non si può essere felici pensando che la vita è solo un vagare insensato verso una morte certa".
Noi cristiani, senza giudicare e condannare chi non spera, proponiamo la nostra "Speranza certa" che ha un nome: si chiama Gesù Cristo, morto e risorto. La nostra fede e speranza cristiana è tutta legata a Cristo morto e risorto: "Voi non abbiate paura! So che cercate Gesù il Crocifisso. Non è qui. E' risorto, infatti, come aveva detto." (Mt 28, 5-7): è questo l'annuncio straordinario che risuonerà ancora per noi nella Pasqua che stiamo per celebrare. Pensiamo anche alle parole di Pietro: "Vi abbiamo fatto conoscere la potenza e la venuta del Signore Gesù Cristo, non perché siamo andati dietro a favole artificiosamente inventate, ma perché siamo stati testimoni oculari della sua grandezza" (2 Pt 1,16).
E' proprio per il fatto che Gesù, Dio fatto uomo, è morto ed è risorto per noi, che cambia il senso della nostra vita, che la nostra vita ha un senso!
Sappiamo certamente che esiste il male, il dolore e la morte; ma nulla ci può fare paura, perché sappiamo che Dio stesso si è inserito nella nostra storia, si è impegnato accanto a noi. Si tratta soltanto di attendere: ormai l'umanità liberata e redenta dal dolore e dalla morte è già iniziata in Gesù Risorto. Questo pensiero è stato ed è la consolazione dei tanti martiri della storia cristiana di ieri e di oggi. Noi sappiamo che la Risurrezione è già entrata nel mondo e ci è stata consegnata come germe e come seme potente.
Ma come vivere l'ottimismo e la gioia che ci vengono dalla risurrezione?
La gioia della vita risorta si può sperimentare vivendo l'amore nelle sue espressioni di servizio umile, di perdono, di mitezza, di dono di noi stessi. La fede nella Risurrezione ci impedisce di pensare a una salvezza tutta interiore, quasi in contrasto con le esigenze materiali dell'uomo. Se il corpo è destinato alla Risurrezione, non possiamo accettare passivamente la povertà, la sofferenza, la riduzione del corpo a puro oggetto senza anima e senza dignità! Né tanto meno possiamo accettare l'emarginazione dell'uomo a motivo del suo corpo ammalato, disabile o invecchiato: questo corpo un giorno vivrà la luce e lo splendore già presenti nella sua anima: questo corpo è destinato alla Risurrezione!
E in nome della Risurrezione siamo chiamati ad impegnarci per liberare il mondo dai tanti mali che sono le ingiustizie, l'egoismo, la violenza, l'odio; ma anche da tutto ciò che è contro il corpo, come l'aborto e la pornografia.
Diceva don Primo Mazzolari: "Dove l'uomo rifiuta di "toccare" il dolore degli altri, non c'è Pasqua. Dove le mani dell'uomo non sono forate per amore dei fratelli, non c'è Pasqua".
"Và e anche tu fa lo stesso" è il tema dell'Anno Pastorale che stiamo vivendo e che ci ricorda come dobbiamo farci prossimo verso le odierne periferie, verso le quali siamo chiamati ad andare: ciò significa, in particolare, avere attenzione e cuore verso chi è colpito dalla crisi economica, verso le tante famiglie ferite da qualche crisi matrimoniale, verso il mondo giovanile che spesso vediamo ai margini o lontano dalla comunità cristiana.
don Lucio