In questo sito utilizziamo i cookies per migliorare il sito stesso e la sua fruibilità. Alcuni cookies sono necessari per il funzionamento del sito web.
Utilizziamo alcuni cookies di terze parti per acquisire informazioni statistiche in formato anonimo al fine di migliorare il sito.
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all'uso dei cookies.
Puoi utilizzare le impostazioni del tuo browser se vuoi bloccare i cookies di questo sito.
"Voglio rivolgermi ad ogni persona che abita questo pianeta, nostra casa comune" Ecco i destinatari a cui papa Francesco si rivolge! Il 18 giugno scorso il Papa ha pubblicato la sua ultima enciclica, "Laudato si'". Questo scritto ha subito suscitato reazioni positive da molte parti politiche e sociali. Divisa in sei capitoli, la lettera si premura di analizzare alcune problematiche circa il nostro rapporto con il pianeta Terra e suggerire alcuni atteggiamenti che un
cristiano deve assumere per non rimanere nella passività di chi vive da spettatore. Hanno affiancato il Papa nella stesura della lettera alcuni esper-ti di ecologia e alcuni teologi ma soprattutto Patriarca Bartolomeo. Nel suo apporto, il Patriarca Ecumenico di Costantinopoli descrive il mondo che viviamo, la casa comune, come sacramento di comunione, e condivide la convinzione che il divino e l'umano si incontrano nel più piccolo dettaglio della veste senza cuciture della Creazione di Dio. Papa Francesco nello scrivere ad ogni uomo ricorda che noi non siamo Dio, e partendo dal testo biblico descrive il rapporto dell'uomo con la Terra con il verbo CUSTODIRE. Dice il Papa: l'uomo non è padrone della Terra ma deve ritrovare il suo ruolo di Custode datogli dal Creatore. Inoltre viene individuato come problema fondamentale alla base di un cattivo rapporto con il pianeta la globalizzazione del paradigma tecnocratico esaltando una concezione del soggetto che possiede ciò che sta all'esterno. Il vero problema quindi rimane nel modo di concepire l'uomo, il soggetto, la sua relazione con ciò che lo circonda. Non c'è ecologia senza un nuovo modo di guardare all'uomo. Legata a questo aspetto vi è anche la necessità di una corretta concezione del lavoro, senza perdere di vista la spiritualità cristiana che ha sviluppato una positiva e sana comprensione del diritto-dovere al lavoro.
Come via per camminare in un rapporto costruttivo con l'ambiente, il Papa, nel capitolo quarto dell'Enciclica, descrive gli elementi di un'ecologia integrale, che comprenda chiaramente le dimensioni umane e sociali, poiché tutto è connesso, non vi deve essere schizofrenia! Il bene comune presuppone il rispetto della persona umana in quanto tale. Tale ricerca del bene comune necessità la collaborazione di tutta la Società. Ma la nozione di bene comune coinvolge anche le generazioni future.
C'è un invito preciso da parte del Papa per i Cristiani: possiamo trovare un corretto rapporto tra il divino e l'umano, tra Creatore e creato, a partire dalla Celebrazione Eucaristica: nell'Eucaristia il creato trova la sua maggiore elevazione. La liturgia Eucaristica è un atto di amore cosmico.
Come quindi guardare il futuro? Con disperazione e passività? No! L'invito che in questo lunga lettera il Papa fa ad ogni uomo è quello di non fermarsi, ma di "camminare cantando". "Con le nostre lotte e la nostra preoccupazione per questo pianeta non ci tolgano la gioia della speranza. Il Signore non ci abbandona non ci lascia soli, perché si è unito definitivamente con la nostra terra, e il suo amore ci conduce sempre a trovare nuove strade!"
Davide Forest